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Questo mondo è sporco come le strade, è malato come il mare, è inquinato come l'aria che respiri ed è violento, corrotto e meschino proprio com’è la tua coscienza. Ogni volta che guardi il mondo allora, stai semplicemente osservando cosa sei tu veramente.
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La realtà del mondo è solamente un'illusione. Una straordinaria e fantastica illusione creata dalla mente, ma non solo dalla tua mente. La tua mente pensa di essere nel mondo come un attore indipendente, ma la tua mente è parte della mente del mondo creata dall'uomo. Quando osservi il mondo, tu pensi di esserne separato, perchè il tuo stesso pensiero da cui provieni tende alla scissione, alla divisione, alla parzialità; esso stesso è limitato, confinato in un processo materiale dal quale ti manifesti come osservatore di te stesso ed attraverso il quale ti separi dall'umanità presentandoti come un essere singolare. Questa è solamente un'eccellente illusione: il tempo, lo spazio, le misure, le immagini, le forme, il pensatore, il pensiero, le paure, i desideri, i piaceri, le sensazioni: tutto accuratamente progettato e proiettato per assicurarti un'identità personale, una realtà, una stabilità a ciò che in realtà non è nulla che può persistere senza l'illusione di essere qualcosa. Questo inconsciamente lo sai perfettamente, per tale motivo sei in una costante fuga, in una perenne distrazione, in una inattaccabile convinzione e finzione che tu sei in un mondo che esiste indipendentemente da te. Sei costretto a procreare per replicarti, amplificarti, ingigartirti, pensando che così raggiungerai la verità, l'origine, l'ignoto, l'ordine supremo, il desiderio più forte che ti accende: quello di poter vivere per sempre, indefinitamente nel sollazzo del piacere, in modo da ripeterti indefinitamente in quei processi brutali nei quali sei imprigionato nel tempo che tu stesso hai inventato. Un soffio, è solamente un vagito, un alito sottile ed impalpabile che ti ha portato qui, attraverso quello che chiami evoluzione, progresso, trasformazione: quel tempo non esiste, lo generi tu gardandoti indietro per darti una ragione, un motivo, una spiegazione, una certezza, un sollievo dalla paura; ma in definitiva, che ne sai dell'immensità? Dell'eternità? Dell'integrità? Dell'individualità? Solo ammassi di pensieri, supposizioni, immagini, idee alle quali hai dato stravaganti nomi per non vedere e sperimentare il fatto che alla fine non sei nulla.
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Tu, infatti, non sei nulla. Puoi avere un nome, dei titoli, delle proprietà, dei possedimenti, delle ricchezze o dei fregi: puoi essere colto, dotto, potente e famoso, ma nonostante tutte queste salvaguardie, tu, non sei nulla. Puoi essere del tutto inconsapevole di questo profondo vuoto interiore che ti dilania, di questo niente che ti cinge e dal quale fuggi costantemente quando ti senti solo o puoi semplicemente non volerne essere consapevole, ma quel vuoto c’è, qualunque cosa tu faccia per evitarlo, rifuggirlo oppure negarlo o ignorarlo. Puoi cercare di schivarlo cambiando continuamente gli oggetti dei tuoi desideri, occupando così intensamente la tua mente in ogni modo, con l’attività, con qualche metodo, pratica o disciplina; ricoprirla di parole, di esperienze e di abitudini, ma sia che tu raggiunga il piacere o che scelga di tediarti nel dolore per confortarti, gli spettri della noia, dell’infelicità, del dubbio e della paura del non essere, ti perseguiteranno sempre. Puoi tentare di sfuggire al tuo vuoto interiore in modi obliqui, attraverso la violenza personale o collettiva; attraverso l’adorazione individuale o di gruppo, celebrando un dio, un santo, un maestro, un politico o un mito; attraverso l'ideologia, la speranza, il sogno, il conformismo o l'illusione; attraverso l'indifferenza, la noncuranza o l'evasione; attraverso la ricerca di un motivo, di uno scopo, di un fine, di una causa o di un perché; ma sia che tu dorma, sia che tu sia in veglia, quel vuoto inconsistente ci sarà sempre a lacerarti nei tuoi recessi interiori. Puoi imbatterti nei tuoi rapporti con questo nulla e la sua paura, la sua intensa e profonda oscurità, quell'abisso atro senza fondo soltanto con una comprensione passiva, senza resistergli nelle vie dell'evasione o delle fughe architettate per non averci a che fare. Non sei connesso a questo nulla come un’entità separata, differente, avulsa, che si proclama questo o quello; non sei l’osservatore che lo guarda, lo descrive o lo denomina; senza più il pensare, il pensatore, l’osservatore, il giudice, l’esaminatore e l’analizzatore, non c’è più niente.
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Tu e quel nulla siete pertanto una sola cosa; tu e quel nulla siete un fenomeno unico, un unico effetto, non due processi separati. Se tu, il pensatore, ne hai paura e lo avvicini come qualcosa di contrario e opposto a te, oppure giungi ad esso con la presunzione di poterne avere il controllo o la gestione, la negazione o il rifiuto, il coraggio di superarlo o la lotta per distruggerlo, allora ogni azione che tu possa intraprendere porterà inevitabilmente alla disperazione, alla resistenza, al conflitto, allo sforzo e così facendo, inevitabilmente raggiungerai ulteriore isolamento, sofferenza, tristezza, ansia, tedio, paura e dolore, che sono la realtà di questo mondo che proietti per illuderti di vivere in esso aggrappandoti alla tua presunta identità. Allorché tu veda ciò, non come un’idea, ma come un fatto; quando sovviene così quella comprensione straordinaria di ciò che sei veramente, nell'immobilità più assoluta del pensiero, nella calma totale senza che niente e nessuno l’abbia indotta, la sperimentazione immensa di quel nulla che si riassume in te e la paura che esiste solo quando il pensatore, separandosi dal pensare cerca di rifuggirla, si dissolvono completamente. Soltanto allora è possibile essere davvero silenti: ed in quel silenzio, in quella vastità della mente particolare che si ritrova diluita nella mente umana, viene in essere con tutto il suo splendore l'integrità, l'individualità e l'immensità illimitata dell'unità assoluta ed atemporale che ti sollevano per adunarsi al creatore.
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La memoria si muove attraverso il pensiero: i suoi simboli e le sue immagini modellano il pensatore e con esso il desiderio di sperimentare per persistere, reiterare e difendere. Essa diventa così, attraverso te e nel tempo, l'osservatore di sé stessa, determinando con il fenomeno della sua manifestazione materiale, il testimone del mondo, dell'esistenza e della realtà. Tu, non sei pertanto altro che il movimento sterile della memoria, che si serve di te proprio per esistere, condensarsi ed accrescersi attraverso l’esperienza, nella deriva dei suoi universi in cui si proietta per vivere. Questo è davvero tutto? Inizio e fine? Prima e dopo? Un giorno non è mai uguale ad un altro: è colui che lo guarda, che rimane sempre lo stesso. Ora, ci sono i molti giorni che si susseguono e che sono separati tra loro, oppure c’è solamente il giorno, senza inizio e senza fine? C’è allora il visto, senza il vedere? Se tu ci sei, muovendo la memoria che ti modella, c’è il finito, la parte, il limite e la misura, ovvero l’espressione stessa della memoria; ma solamente se tu non ci sei più, allora c’è l’immensurabile, l’eterno e l’immensità eccelsa dell’unità.